Un recente studio svedese suggerisce che un maggiore consumo di carne, in particolare di varietà non trasformate, può offrire benefici cognitivi agli individui geneticamente predisposti al morbo di Alzheimer. I ricercatori hanno monitorato oltre 2.100 adulti di età superiore ai 60 anni per un massimo di 15 anni, scoprendo che coloro che portavano il gene APOE4 – un noto fattore di rischio per l’Alzheimer – sperimentavano un declino cognitivo minore quando consumavano più carne non trasformata. Tuttavia, lo studio ha anche dimostrato che le carni lavorate erano collegate a un aumento del rischio di demenza. Ciò evidenzia una distinzione cruciale: il modo in cui viene preparata la carne può avere un impatto significativo sulla salute del cervello.
La connessione genetica: APOE4 e Alzheimer
La variante del gene APOE4 aumenta il rischio di Alzheimer. Circa il 25-30% della popolazione porta con sé almeno una copia, correndo un rischio 3-4 volte maggiore rispetto a chi possiede due copie del più comune gene APOE3. Gli individui con due copie di APOE4 hanno una probabilità 10 volte maggiore di sviluppare la malattia. Nonostante questi rischi elevati, la predisposizione genetica non è un risultato garantito. I fattori legati allo stile di vita, inclusa la dieta, svolgono un ruolo vitale.
Risultati dello studio: carne non trasformata e carne lavorata
La ricerca ha classificato la carne come non lavorata (manzo, maiale, pollo, tacchino) o lavorata (salumi, pancetta, salsiccia). I partecipanti sono stati divisi in gruppi in base all’assunzione, con il consumo più elevato fino a 4,5 once al giorno. I risultati hanno mostrato una chiara divergenza:
- L’elevato consumo di carne non trasformata è stato associato a un declino cognitivo più lento tra i portatori di APOE4.
- Elevato consumo di carne lavorata aumento del rischio di demenza, indipendentemente dalla predisposizione genetica.
Gli esperti suggeriscono che i nitrati e altri additivi nelle carni lavorate possono essere dannosi per la salute del cervello, mentre la carne rossa non trasformata offre benefici nutrizionali. Lo studio non raccomandava una dieta chetogenica o carnivora; il gruppo che consumava più carne ne consumava quantità moderate.
Limitazioni e avvertenze
Lo studio era osservazionale, nel senso che i ricercatori hanno monitorato i risultati senza intervento. Ciò impedisce di stabilire una causalità diretta. I diari alimentari auto-riportati introducono potenziali imprecisioni e fattori di stile di vita non presi in considerazione possono influenzare i risultati. Gli esperti notano che i risultati non sono in linea con tutte le ricerche precedenti su dieta e demenza. Una possibile spiegazione: un maggiore consumo di carne nello studio era correlato a un miglioramento dei livelli di colesterolo e del rapporto grassi, entrambi legati alla salute del cervello.
Consigli degli esperti: oltre la carne
Indipendentemente dal rischio genetico, gli esperti sottolineano strategie sanitarie più ampie per ritardare l’insorgenza dell’Alzheimer:
- Gestire la salute cardiovascolare (pressione sanguigna, colesterolo).
- Impegnarsi in una regolare attività fisica.
- Mantenere l’impegno sociale e cognitivo.
Si consiglia la dieta MIND, ricca di verdure in foglia, frutti di bosco, cereali integrali, pesce, pollame, noci e olio d’oliva, con limitazioni su carne rossa, burro, formaggio, dolci e cibi fritti.
In conclusione, lo studio svedese suggerisce che la carne non trasformata può offrire protezione cognitiva per le persone con geni di rischio di Alzheimer. Tuttavia, sottolinea l’importanza della qualità della dieta, dei fattori legati allo stile di vita e di un approccio olistico alla salute del cervello. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e comprendere appieno la complessa interazione tra genetica, nutrizione e prevenzione della demenza.






























